(Testo tratto dalla rivista francese "La Rivoluzione surrealista" del 1° ottobre 1927)
Data la personalità e la natura degli argomenti a cui è stato messo di fronte, vale la pena di soffermarsi sulla denuncia della signora Chaplin.
Lo stato di donna coniugata è una professione come un'altra, dal giorno in cui la donna ha cominciato a rivendicare, perchè le spetta, la sua parte di alimenti e di sesso. Un uomo che la legge obbliga a vivere con una sola donna non ha altra alternativa che non sia quella di dividere con questa donna le abitudini che gli sono proprie, di mettersi in balia di questa donna. Se essa lo espone alle chiacchiere della gente, come mai la stessa legge che ha concesso alla moglie i diritti più arbitrari non si ritorce contro di lei con la stessa severità che meritano un' appropriazione indebita e una diffamazione così evidentemente legata al più sordito interesse?
E poi, come mai le abitudini sono soggette a legislazione? Che assurdità! Se ci atteniamo agli scrupoli alquanto marginali della virtuosa ed inesperta signora Chaplin, troviamo comico il considerare anormale, contro natura, pervertita, degenerata e indecente l'abitudine della fellazione. Se si potesse ragionevolmente iniziare una libera discussione sui costumi, allora sarebbe una cosa normale, naturale, sana e decente respingere la denuncia di una moglie convinta di essersi disumanamente rifiutata a pratiche tanto generali e perfettamente pure e difendibili.
Gli avvocati cercano di contrapporre a quell'uomo pieno di vita il più ripugnante luogo comune che ricorre nelle riviste per idioti, l'immagine della mamma che chiama papà il suo legittimo amante, e ciò al solo scopo di riscuotere da quest'uomo una tassa che neanche lo Stato più esigente si è mai sognato, una tassa! che pesa prima di tutto sul suo genio, che tende anzi a privarlo del suo genio.
I motivi della denuncia della signora Chaplin dipendono da 5 capi principali:
1: questa signora è stata sedotta;
2: il corruttore ha voluto farla abortire;
3: si è deciso a sposarsi solo perchè costretto ed obbligato, e con l'intenzione di divorziare;
4: per questo egli l'ha costretta a subire un trattamento ingiusto e crudele;
5: la fondatezza di queste accuse è dimostrata dall' immoralità dei discorsi che abitualmente pronuncia Charlie Chaplin.
Ma se è vero che il corruttore non aveva intenzione di farle vivere un bel matrimonio, non è meno vero che è stata lei, con tutta la sua ingenuità, ad avere il sopravvento su quell'essere demoniaco. Non si può non stupirsi di fronte a tanto accanimento in una persona così giovane, così inerme. A meno che non abbia pensato che il solo mezzo per diventare la moglie di Charlie Chaplin fosse prima di tutto quello di andare a letto con lui e poi..., ma allora non parliamo più di seduzione, e un'altra situazione con i suoi rischi, l'abbandono, la gravidanza.
Il convenuto ha dichiarato numerose volte alla querelante di non essere un sostenitore dell'usanza del matrimonio, che una certa coppia aveva avuto 5 figli senza essere sposati e aggiunse: "per un uomo e una donna è proprio il modo ideale di vivere insieme", ed ecco per noi una lezione edificante della famigerata immoralità di Charlot. Vorremmo vedere se un matrimonio contratto sotto minaccia leghi in tutto e per tutto un uomo e una donna, pur considerando che questa gli abbia dato anche un bambino.
Eppure sembra che Charlie Chaplin, dopo tutto, pensi in buona fede a rendere possibile la vita coniugale. Ma non è fortunato, perchè cozza contro un muro di idiozia. Tutto è criminoso per questa donna che crede, o finge, che la sola ragion d'essere sia quella di fabbricare marmocchi, bella idea della vita. "Che cosa vuoi fare?Ripopolare Los Angeles?", chiede lui esasperato.
Essa avrà dunque un secondo figlio, dal momento che lo esige, ma che dopo lo lasci almeno in pace: lui non vuole saperne nulla della paternità, così come era stato per il matrimonio. Per far piacere alla signora, lui dovrebbe invece andare a far lo scemo coi pupi. Non è cosa per lui. La sua vita era diventata un inferno: "stai attenta che non mi capiti un giorno di diventare pazzo perchè ti ucciderò". Affinche un uomo riesca a rendersi conto di una tale possibilità, l'assassinio, non deve forse essere stato sottoposto a un trattamento tale da suscitare pazzia, da implicare l'assassinio?
giovedì 29 novembre 2007
lunedì 19 novembre 2007
Vexations (Satie, 1893)

"Sono venuto al mondo molto giovane, in un tempo molto vecchio"
La musica di Satie (Honfleur,1866-Parigi,1925) è eccentrica, provocatoria, proposta come antidoto alla logica formale convenzionale e al wagnerismo.
Legato agli ambienti avanguardisti, si interessò al movimento dadaista, un'evoluzione dell'espressionismo che in parte confluì anche in una nuova forma di realismo esasperato, in Germania chiamato Neue Sachlichkeit (nuova oggettività).
Vexations è una delle più straordinarie composizioni per pianoforte di Satie, che utilizza il principio strutturale dell'iterazione incessante di un dato motivo.
Una delle stravaganze sta nel fatto che l'esecutore deve suonare il pezzo "a se stesso" (una delle sue insolite ed originali indicazioni all'esecutore) 840 volte consecutive, il che significa che l'opera dura, secondo il tempo scelto, tra le 12 e le 24 ore!
L'uso del continuum temporale, cioè l'iterazione di uno stesso tema, ha come intento quello di eliminare il concetto di tempo (e di ritmo), strutturandolo come mera pulsazione; quindi "musica di sola durata", quella che verrà chimata "struttura musicale a livello zero", ossia "struttura temporale senza eventi".
Vexations è stata composta nel 1893; rimase sconosciuta fino al 1963, quando il compositore americano John Cage (in quel periodo influenzato dalla teoria orientale di Zen), forse trovando un'assonanza tra la meditazione e l'ipnosi indotta dalla circolarità dell'esecuzione di Vexations ,decide di eseguirla presso il Pocket Theatre di Manhattan, con la collaborazione di altri quattro pianisti che si alternarono dalle 6 di sera fino alle 12:40 del giorno successivo.
Insomma, una composizione pianistica del tutto originale e provocatoria, con una funzione alquanto ipnotica,ma che "non vuol dir nulla fuor della sua esanime confezione".
domenica 18 novembre 2007
Pierrot Lunaire Op.21

"Io non vorrei scrivere queste musiche...queste musiche che non mi piacciono. Ma sono obbligato perché me lo ordina il supremo comandante e io sono soltanto l'altoparlante di un idea"
Le Opere di Schonberg (Vienna,1874-Los Angeles,1951) non ebbero accoglienza favorevole da parte del pubblico viennese, molto conservatore, che oppose resistenza ad ogni innovazione. Fu a Berlino che il compositore austriaco trovò un ambiente più comprensivo e incoraggiante nei suoi confronti, e qui, nel 1912 venne eseguito per la prima volta il suo Pierrot Lunaire Op.21 (sottotitolato "3 volte 7 poesie di Albert Giraud),che si aggiudicò l'appellativo di "Opera Scandalo".
Per la sua carica espressiva, il melodramma venne apprezzato da un gruppo di giovani compositori italiani: la "Generazione dell' 80"(così definiti da M. Mila perchè nati tutti intorno al 1880), composta da Alfano, Respighi, Malipiero, Pizzetti e Casella, il quale presentò il Pierrot il 1°aprile 1924 a Firenze, nella Sala Bianca di Palazzo Pitti: «Ogni sera, in ogni città si scatenava invariabilmente una reazione violentissima del pubblico [...]. Schönberg, uomo di natura spaventosamente irrequieta ed agitatissima, non capiva perché la sua musica potesse destare tanta opposizione e voleva tornarsene a Vienna dopo ogni concerto.»
Il 2 aprile, nell'articolo "Casella e Schonberg agli Amici Della Musica", sulla "Nazione", Copertini commentò: "Era un pesce d'aprile grosso come un dirigilbile"....quest'affermazione gli costò il posto di critico al giornale.
Si tratta di un lavoro commissionato da un'attrice di prosa, tale Albertine Zehme, che chiese a Schonberg di porre in musica 21 delle 50 liriche del poeta simbolista belga Albert Giraud.
Caratteristica dell'Opera è la rinuncia della tonalità, che per Schonberg significò l'emancipazione della dissonanza, ossia la liberazione dall'obbligo di far seguire un accordo consonante ad uno dissonante.
Nel suo "Manuale di Armonia",1911, Arnold Schonberg realizza una sorta di fenomenologia del linguaggio armonico tradizionale, dalle sue origini fino al cromatismo wagneriano. Qui dimostra interesse per la costruzione di accordi che si possono comporre sovrapponendo le quarte, parla di Klangfarben Melodie (melodia di timbri e colori; una sorta di idea sperimentale realizzata nelle opere giovanili) e di atonalità, termine che per altro Schonberg non accetta preferendo parlare di pantonalità per significare il libero uso di tutte le relazioni tonali possibili nell'ambito del sistema musicale occidentale.
Ma più che per la scrittura atonale, il Pierrot Lunaire ottenne un successo-scandalo per la nuova forma di espressione vocale: si sostituisce al canto la tecnica vocale dello Sprechstimme ("voce parlata") o Sprechgesang ("canto parlato"), che si trova a metà strada tra canto e declamazione. Nella prefazione che accompagnò la pubblicazione della partitura il compositore spiega che il cantante-recitante deve appena intonare la nota e subito lasciarla, solitamente passando alla nota successiva con una specie di glissando.
Un'interessante novità riguarda l'organico,che vede una notevole riduzione del numero degli esecutori che a volte si trovano a suonare due strumenti: pianoforte, violino-viola, clarinetto-cl.basso, flauto-ottavino, violoncello, polivalenza strumentale che deriva dal mondo del Cabaret e del Caffè Concerto.Ciascuna delle 3 parti del Pierrot è nettamente diversa:
I PARTE: la maschera italiana si presenta nella veste di poeta della disperazione e della sofferenza, incantato dal chiarore della luna che gli evoca immagini ricche di macabra ironia, vagamente morbose.
II PARTE: il tono si fa angoscioso, Pierrot compare nella notte in preda ad una disperata follia, vittima di fantasie paranoiche, di visioni di morte.
III PARTE: a Pierrot è permesso di uscire dall'incubo per abbandonarsi alla buffoneria farsesca e alla nostalgia per i tempi piu felici del passato.
"Questo è quello che si può fare sentendosi liberi, ma i musicisti che sceglieranno Pierrot Lunaire come esempio saranno capaci di autoimporsi una disciplina come quella che mi sono imposto io?La libertà è una gran bella cosa, ma...cum grano salis!"
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