Claude Debussy (1862-1918) occupa una posizione di primo piano nel panorama musicale del XX secolo.
La sua base musicale di partenza fu quella delle opere dei musicisti francesi del tempo(Franck, Saint-saens, Satie, Ravel) e della tradizione musicale europea di fine 800, Wagner in primo luogo.
Per la musica di Wagner (in particolare "Tristano e Isotta" e il "Parsifal") Debussy serbò una costante ammirazione, ma detestò le sue idee filosofiche.
Subì l'influsso dell'armonia non-convenzionale dei musicisti russi, di Musorgskij soprattutto (nel 1893 studiò a fondo il "Boris"). Ebbe interesse per il canto gregoriano, e questo si riflesse nell'impiego di arcaismi melodici e armonici: scale modali, successioni di accordi paralleli senza terze. Molto vicino ai simbolisti, Debussy musicò molte delle loro opere poetiche: il "prélude à l'après-midi d'un faune", una famosa egloga di Mallarmè, "Le Martyre de saint-Sébastien", scritta in versi francesi da Gabriele d'annunzio, "Pelleas et Melisande" sui versi di Maeterlinck.
Pelleas et Melisande, opera teatrale articolata in 5 atti, andò in scena al teatro dell'opéra-comique di Parigi il 30 aprile 1902.
Nel dramma, le allegorie ed i simboli sono continui e l'atmosfera è quella lugubre di un tempo e un luogo imprecisati.
Goland, nipote del vecchio re Arkel, sposa Melisande e la conduce con sé al castello di Arkel, dove vive anche suo fratello Pelleas [...].
La storia non ha un vero svolgimento logico e conseguente, ma è svolta per accenni e allusioni, dove i personaggi si muovono come in un sogno.
La lirica di Materlinck corrispondeva a ciò che Debussy stava cercando: un dramma che si allontanasse dai modelli del corrente teatro borghese!
La scelta più significativa rispetto al testo fu quella di mantenere l'originale scrittura in presa, limitandosi a tagliare alcune scene, sia per motivi estetici che di durata.
Debussy fu il primo compositore a mettere in musica un testo teatrale preesistente così com'era stato scritto, scelta che si rivelò rivoluzionaria e che aprì la strada ad un nuovo modo di intendere il rapporto fra teatro di prosa e teatro musicale.
Con il Pelleas il melodramma esce per la prima volta dalle convenzioni 800esche: la scrittura vocale è configurata come un continuo, sommesso e declamato, con poche note sostenute, che solo di rado si inarca in cantabilità. E' un tipo di recitativo inteso a mettere in rilievo le più belle sfumature della lingua francese, è quasi come se le parole, invece che cantate, fossero pronunciate, mentre la musica suona. L'orhestra prende parte ininterrotta all'attuazione del dramma: fa da sottofondo sonoro alle voci, ma senza mai dominarle!
Debussy evita la quadratura ritmica delle frasi e le tradizionali continuità e simmetrie del discorso musicale.
Di Wagner non rifiuta la tecnica dei Leitmotive, ma sono pochi e acquistano un semplice valore di richiamo, di "presenza", non di divenire tematico: vengono iterati, ma non elaborati o sviluppati sinfonicamente, come invece avviene nei drammi Wagneriani.
I motivi si riferiscono a stati d'animo, ad ambienti significativi, o simboleggiano oggetti.
Nel 1894 Debussy scrisse all'amico e collega Chausson:
"Ho passato intere giornate a inseguire quel "niente" di cui è fatto Melisande, e talvolta mi mancava anche i coraggio di raccontarvelo. Se non vi siete mai addormentato, come me, con una vaga voglia di piangere, come se non si fosse potuto vedere durante la giornata una persona amatissima. Adesso è Arkel a tormentarmi: questi è un personaggio d'oltretomba, e ha quella tenerezza disinteressata e profetica propria di chi sparirà a breve. E tutto questo va detto con DO RE MI FA SOL LA SI DO! che mestiere!"
sabato 12 gennaio 2008
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