lunedì 3 dicembre 2007

Relasche/Entr'acte (Clair-Satie-Picabia)

La Parigi dei primi del 900, per la ricchezza della sua vita culturale, esercitò una forte influenza sugli artisti di tutta Europa, i quali diedero vita a movimenti avanguardistici che tracciarono profondamente e in modo indelebile tutti i campi artistici.
Un'epoca fatta di trasgressione ed imprevedibilità, dove i valori ritenuti fondamentali dall'opinione comune ed i principi estetici vengono messi in discussione; un'epoca contrassegnata da una contaminazione generale in cui le arti si trovano a scivolare l'una sull'altra.
Un'epoca importante per l'uomo che, in un clima di crisi politica e sociale, sente l'esigenza di guardarsi dentro, scoprendo un mondo fatto di angoscia e malvagità.
Ed il principale punto di svolta sta nel fatto che questo abisso di inquietudine non resterà più un fatto privato, ma l'arte diverrà portatrice d'elezione del "brutto" nascosto nell' Io umano. Estetica del brutto, che prenderà ben presto il nome di espressionismo.
Erik Satie suscitò l'interesse dei più disparati circoli d'avanguardia, in particolare dei contemporanei dadaisti, la cui vita artistica si svolse sotto il segno del disprezzo per la sacralità accademica e l'ansia borghese di progresso.
L'incontro del dadaismo con il cinema e la musica produsse il capolavoro "Entr'acte" (1924 diretto da René CLAIR), così chiamato perchè nato come intermezzo cinematografico in "Relasche", balletto "istantaneista" su libretto di Picabia.
Relasche ha l'intento di rilassare il pubblico e allontanarlo dalle preoccupazioni quotidiane con canzonette di strada e ariette plebee.
La musica scritta per il balletto è opera dell'eclettico Satie, e venne associata come colonna sonora del film (una delle prime colonne sonore cinematografiche).
Come buona parte delle opere del musicista francese, le musiche di Relasche, eseguite in sala da un'orchestra, sono originali, eccentriche e provocatorie, improntate su un gusto del non-senso, ma che paradossalmente suscitano la curiosità del pubblico benpensante, scandalizzandolo.
Un punto di forza di Entr'acte è il cast: Jean BORLIN (cacciatore e giocoliere); Francis PICABIA ed Erik SATIE (gli uomini con il cannone); Marcel DUCHAMP e Man RAY (giocatori di scacchi) e Inge FRIES (la ballerina barbuta).
Per certi aspetti il film sembrerebbe ispirato al futurismo di Palazzeschi, difatti Clair trasforma l'espressione del dramma nel suo rovescio: "trasformare i funerale in cortei funebri".
Il funerale si trasforma in una corsa, che accellera, accellera, diventa una vertiginosa fuga, il carro funebre si rovescia, la bara rotola, rotola, rotola su un campo, si apre, ne esce......un prestigiatore.....che fa sparire i partecipanti e se stesso. Questo è dadaismo!

2 commenti:

Luciano ha detto...

Il manifesto del dadaismo (per quanto riguarda il cinema). Un film sperimentale e pertanto moderno, molto più di tanti film attuali. E a me piace molto la sperimentazione (non solo nel cinema). Gli anni venti sicuramente sono stasti il decennio d'oro della sperimentazione e il dadaismo un breve fulgido momento irripetibile d'arte. Grande decennio dicevo: ad esempio Entr'acte è del 1924 e solo due anni prima usciva l'Ulisse di Joyce.

stella ha detto...

negli anni 20 anche i campi di ricerca della musica sono sperimentali, soprattutto si vuole uscire dalla tonalità, dalle forme chiuse e quindi sperimentare nuove forme.Un grande esempio di sperimentazione di nuove forme è la prima opera dodecafonica di schonberg "suite Op.25"(1921-23), oppure la Musique d'ameublement di Satie nel 1920...
Ma negli stessi anni c'è anche un ritorno alla classicità greca, infatti Orfeo, che incarna l'idea di musica, rappresenta la spinta alla creatività e al dialogo.Questo è però un recupero che ha l'intenzione di creare spinte innovative, e per certi versi è anche un momento di catarsi per lo spettatore (Oedipus rex,stravinskij,1927; fedra, pizzetti-d'Annunzio 1915)